Prima puntata della più tosta rubrica sulla storia dei videogame:
Level One, questo nome perché parleremo di tutta la metamorfosi che ha subito il nostro amato media nei suoi ormai tre decenni di vita, da quando è nato sul finire degli anni settanta fino ai giorni nostri.
Parleremo di titoli e console su cui, insieme ai nostri personaggi preferiti sono nate le storie appassionanti che portiamo nei nostri cuori da nerd. E vedremo come i videogiochi in effetti siano cresciuti con noi.
In questa prima puntata parleremo di un momento particolare in cui il medium video ludico inizia il suo cammino verso la ridefinizione del proprio status di gioco elettronico per bambini, per diventare finalmente un mezzo di intrattenimento per ogni età, alla pari dei media più anziani.
Anche se in realtà i titoli per ragazzi più cresciuti sono sempre stati presenti su ogni console e pc fin dagli albori, era la concezione che di questi aveva il grande pubblico ad essere infantile, le pubblicità delle console per gran parte degli anni ottanta e novanta erano di scarsa qualità, scontate, ed impostate in modo molto simile a quelle di un qualsiasi giocattolo. E così facendo passava l’errato messaggio di un media senza profondità adatto a bambini o al massimo a ragazzini adolescenti e brufolosi.
Famosi gli spot di Nintendo e Sega con testimonial poco adatti, girate in modo pessimo. Il primo piccolissimo passo verso spot di qualità migliore, seppur sempre rivolto a quel target adolescenziale che si credeva l'unico mercato possibile, Gig elettronics (che ai tempi distribuiva sul territorio italiano le console ed il software Nintendo) con la campagna pubblicitaria dello SNES ed il famoso slogan “Tutto il resto è game over” riusci forse per la prima volta in italia a creare una campagna pubblicitaria un po' più riuscita e meno scontata, anche se la macchina delle meraviglie Nintendo all'epoca si vendeva praticamente da sola. Anche se discreta qualità comunque, quello spot continuava a dare un immagine ancora troppo infantile del media, e poco veritiera del media.
Il punto di rottura di cui parlavo in apertura arriva nel 1998, la Playstation di Sony era stata da poco lanciata sul mercato italiano, ed in TV venne trasmesso lo spot che rappresenta in pieno la filosofia della casa giapponese, che ha portato al successo mondiale il marchio PS.
Lo spot girato da Chris Cunningham ha una potenza pari a quella di un terremoto, una ragazza dalle sembianze aliene parla per tutto il mezzo minuto della pubblicità non di grafica o di mascotte “pacioccose”, ma bensì viene creato un discorso quasi “filosofico” su quello che è il videogioco e la “ricchezza mentale” di cui sono oggetto le parole della protagonista riuscivano a catturare l'attenzione dello spettatore e fissare bene il messaggio che era una perfetta sintesi di quello che è il videogioco moderno.
Un contenitore di storie mature e mondi fantastici, che riesce a farci distrarre dalla monotonia e dalle difficoltà quotidiane.
Sony con quella campagna pubblicitaria centrò tutti gli obbiettivi, fece intendere subito qual’ era la loro idea di video game, cambiò la concezione stessa dell’avere una console nel proprio salotto, che passò dall'essere “giocattolo” rilegato alla tv della cameretta del figlio, ad oggetto immancabile sotto ogni televisore vicino al proprio video registratore (siamo nel 98 ancora di dvd nemmeno l’ombra).
Certo, ancora il media non era maturo ed è anche vero che ancora non lo è totalmente, ma quello fu il primo grande passo verso una nuova concezione e percezione del valore del medium videoludico da parte dei consumatori e delle società che lavorano in questo settore.
Sony ha poi cercato di bissare il successo con altri spot strani, ma nessuno è riuscito poi ad avere la potenza di questo. Ma ne parleremo nelle prossime puntate.
Roberto "Bob" Isabella Valenzi