mercoledì 12 ottobre 2011

Level One #2 L'era dei "GameBoy,"

120milioni di Game Boy e Game Boy Color venduti sono una cifra esorbitante, che di per sé anche se nel freddo linguaggio numerico, testimoniano quanto la prima console portatile made in Nintendo, sia stata (passatemi il parallelismo) "l'iPod" degli anni 90. E se non bastasse aggiungendo le circa 76 milioni di unità del Game Boy Advance e le 22 della versione SP, le prove che il GB (da ora in poi lo abbrevieremo così perché fa molto figo) sia stato un vero è proprio fenomeno di massa sono evidenti.

La storia dei videogiochi (dimostrazione ne è quella più recente) insegna quanto spesso le idee più semplici possano essere, paradossalmente le più accattivanti per noi videogiocatori\consumatori. Difatti il primo Game Boy non era di certo la console più potente o tecnologicamente più avanzata sul mercato, anzi Atari Lynx e SEGA GameGear erano mostri di potenza bruta, con bellissimi schermi a colori e retro illuminati, hardware paragonabili alle console da salotto, le rendevano quasi oggetti arrivati direttamente dal futuro.
Ma avevano un grandissimo, insormontabile difetto, la loro potenza e le loro avanguardistiche funzioni rendevano le due console molto poco "portatili".

La macchina Nintendo con un piccolo cuoricino ad 8-bit, un piccolo schermo che riproduceva "solo" 4 gradi di grigio più il verde ed il nero, riusciva invece ad essere oggetto veramente tascabile divenendo in pochissimo tempo oggetto di culto per ogni ragazzino dell'epoca.
Il tutto accompagnato da una campagna marketing aggressiva e riuscitissima di Nintendo, capace di annientare le visioni di Atari del tipo: "Il Lynx lo facciamo bello grosso così non diamo l'impressione di far spendere i soldi a casaccio, e poco ci frega se ci vuole un trolley per portarla in giro", o di SEGA: "Facciamo lo schermo bello luminoso, gigante ed a colori, anche se dovrete essere azionisti della Energizer per potervi permettere di giocare".
Il Game Boy entrava più o meno in ogni tasca e con 4 batterie AA permetteva qualcosa come 35 ore di gioco, impensabili per le concorrenti dove con sei AA si aveva un autonomia di si e no 4 ore. Con un'autonomia del genere era un compagno ideale per i viaggi in treno, o anche per una partita mordi e fuggi nel tragitto da scuola\lavoro a casa.

Console alla mano poi il gap tecnico scompariva grazie ad un parco giochi maestoso, da Tetris, a Super Mario Land e The Legend of Zelda Link's awakening, i vari Pokemòn, ed un numero infinito di titoli con cui potrei continuare ad annoiarvi stilando una lista infinita.

E poi il GB poteva contare su caratteristiche uniche, come il cavo link per il multiplayer, la GameBoy Camera, che anticipa di anni il concetto di videocamera e videogiochi visti poi con eye toy e recentemente con Kinect, e non possiamo dimenticare la GameBoy printer che permetteva di stampare le foto scattate con la GB camera.
Altri accessori come il Super Game Boy che dava la possibilità di giocare ai titoli su cui compariva l'apposito logo, sulla tv di casa grazie ad un adattatore in cui infilare la cartuccia del GB e poi inserirlo nel Super Nintendo.
Ed infine con la versione color, non si può non citare il transfer pack, che permetteva di scambiare dati con la leggendaria Nintendo 64.

Negli anni ci furono vari restyling della console, da una semplice versione con un audio più potente chiamata: "Game Boy Play It Loud!", alla versione snellita "Pocket".
Del Pocket uscì anche una versione con schermo retroilluminato dall'originalissimo nome "Light", che fu venduto però nel solo Giappone in pochissimi pezzi, e rappresenta infatti il pezzo più raro per i collezionisti, un'unità viene venduta anche a più di mille euro.

Tutte le versioni erano vendute in miriadi di colori diversi, il color anche con case colorati e trasparenti molto simili a quelli del Nintendo 64.

Ho volutamente lasciato da parte la versione Advance di cui vi parleremo più avanti, e parleremo anche in modo approfondito dei titoli più rappresentativi della famiglia Game Boy.

1 commento:

Un Bob-grazie!